BUONE NOTIZIE: VIVIAMO MEGLIO E PIÙ A LUNGO! LA SANITÀ FUNZIONA, MA NON DAPPERTUTTO.

La prestigiosa rivista scientifica internazionale The Lancet ha pubblicato recentemente un lavoro (1) in cui è descritta la variazione del tasso di mortalità per malattie croniche in 185 paesi. Il dato principale è che, dal 2010 al 2019, la probabilità di morire per causa di malattie non trasmissibili prima di aver compiuto gli 80 anni è diminuita in 152 paesi per le donne e in 147 paesi per gli uomini. La scelta di fermare l’analisi al 2019 è dettata da ragioni epidemiologiche: la pandemia da Covid-19 ha notevolmente modificato gli equilibri, ponendosi come prima causa di morte in tutto il mondo, ma ciò non impedisce l’estrapolazione di importanti considerazioni sullo stato corrente della sanità.

A primo impatto, potrebbe sembrare una proposta invitante a trasferirsi in uno dei paesi menzionati in cui la mortalità sembra in declino, oppure a cercare sulle mappe i luoghi più “sfortunati” e ad etichettarli come posti da non visitare. In realtà, questa ricerca offre un importante spunto di riflessione sulle mutazioni del sistema sanitario e delle politiche di prevenzione a livello globale. 

É importante ricordare di quali patologie stiamo parlando. Le malattie non trasmissibili includono tumori, malattie cardiovascolari, diabete, disturbi endocrini, del sangue e immunitari, malattie respiratorie, digestive e genitourinarie non infettive, patologie neurologiche, disturbi mentali e da abuso di sostanze, per citarne alcune.

Per alcune delle patologie menzionate, quali le malattie cardiovascolari, il diabete, o le neoplasie, l’eziologia è in realtà “multifattoriale”, ovvero, dipende da più fattori che interagiscono tra di loro: i fattori ambientali, la componente non trasmissibile della malattia, ed i fattori ereditari, per i quali si eredita la predisposizione a sviluppare una determinata patologia.

La sintesi della ricerca pubblicata su The Lancet è racchiusa in alcune mappe geografiche che indicano come si è modificata la situazione nel decennio di osservazione: ad intensità crescente di verde corrisponde un calo nella mortalità; viceversa, ad intensità crescente di rosso corrisponde un incremento nella mortalità. 

Quali sono i paesi più virtuosi e quali quelli da bollino rosso? Nel 2019 le donne in Giappone e gli uomini a Singapore presentavano il rischio più basso di morire per una patologia non trasmissibile, mentre le donne in Afghanistan e gli uomini in Eswatini presentavano il rischio più alto. Inoltre, tutti i 25 paesi ad alto reddito considerati hanno mostrato un calo della mortalità per malattie non trasmissibili tra il 2010 e il 2019, inclusa l’Italia, con la Danimarca che ha registrato il calo maggiore e gli Stati Uniti quello minore. Cina, Egitto, Nigeria, Russia e Brasile hanno registrato una riduzione dei decessi per malattie croniche, mentre India e Papua Nuova Guinea hanno registrato un aumento dei decessi per malattie non trasmissibili nello stesso periodo.

I principali fattori di miglioramento dei tassi di mortalità sono stati le misure di prevenzione, quali restrizioni governative sul consumo di tabacco ed alcol, lo sviluppo di vaccini e certamente i migliorati sistemi sanitari locali, con maggiore accesso alle cure. Questi progressi celebrano la modernizzazione delle società “occidentali” e gratificano gli sforzi di integrazione tra ricerca, sviluppo e innovazione, che hanno permesso di portare avanti una nuova medicina, basata sulle evidenze scientifiche, e di ottenere effetti tangibili.

Trarre le proprie conclusioni, invece, su cosa sia andato storto è semplice quando riflettiamo su quanto ci mostrano i giornali delle condizioni sanitarie nelle regioni rurali dell’India o della Papua Nuova Guinea, sulla disparità ancora esistente tra paesi estremamente poveri e paesi estremamente ricchi e sugli ostacoli di natura politica alla “normalizzazione” di tale condizione.

Dai risultati di questo stesso lavoro emerge un altro dato importante: il declino della mortalità è risultato più lento rispetto al decennio precedente. Il commento a caldo che verrebbe da fare è: ci siamo rilassati. Quali potrebbero essere le motivazioni? Finanziamenti insufficienti, scarsa attenzione alle popolazioni vulnerabili, mancata definizione delle priorità sanitarie, inerzia governativa, ed inerzia della popolazione? L’ardua sentenza, come sempre, spetterà ai posteri, che analizzando le decadi future sapranno individuare se l’andamento assumerà una piega virtuosa, o se invece la nostra generazione ha già esaurito il proprio contributo verso il progresso e la salute.

Ultimo dato, ma non per importanza, è la variazione dell’epidemiologia delle malattie croniche, con un incremento della mortalità correlata all’abuso di alcol ed a malattie neuropsichiatriche, soprattutto nei paesi ad alto reddito. In tali aree, le malattie neuropsichiatriche e l’alcolismo aumentano a causa dell’alienazione sociale, alimentata dalla pressione del lavoro, dall’isolamento nelle grandi città, dalla perdita di reti sociali tradizionali e dalla costante esposizione ai media. Quindi, nonostante la struttura sanitaria si sia dimostrata solida e performante, la struttura sociale risente della crisi economica, dell’urbanizzazione incontrollata e delle battaglie fisiche e politiche che ci circondano. L’analisi dettagliata sui numeri della mortalità presentata in questo lavoro andrebbe “umanizzata”; rammentiamo che non si tratta esclusivamente di vivere/morire per una patologia, ma chiediamoci piuttosto come si vive con una determinata patologia. Qual è la qualità della vita dei soggetti che presentano più malattie croniche?

Il sistema sanitario mondiale è cambiato, lo dicono i numeri, moriamo di meno; purtroppo, però, le politiche di prevenzione sono ancora inadeguate; oltre ad essere numeri siamo persone, collocate in una società che è diventata ostica, e sulla quale si dovrebbero attuare i primi interventi di prevenzione.

Autore: Dott.ssa Mariangela Rubino

Fonti: NCD Countdown 2030 Collaborators. Benchmarking progress in non-communicable diseases: a global analysis of cause-specific mortality from 2001 to 2019. Lancet. Published online September 10, 2025. doi:10.1016/S0140-6736(25)01388-1

Url: https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(25)01388-1/fulltext

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